OLIN E LA FAMIGLIA DI TOPOLINI

OLIN E LA FAMIGLIA DI TOPOLINI

di Carlo Ciucchi "Picchio"

Un topolino, corriere viaggiatore, di nome Sprint, ma che tutti conoscevano come il Parlantino, raccontava di un Signore di nome Gino che abitava in una bella casa, in un grazioso borgo di un paesino ai piedi del Muraglione, al confine con la Romagna, dal nome antico: Dicomano, nome che deriva dagli antichi romani, Decamanio, che indicava la strada principale. Gino era un signorotto del paese e tutti lo chiamavano Sor Gino.

Sor Gino aveva una famiglia numerosa, la moglie e 5 figli. La spesa per mangiare era sempre abbondante, un sabato al mercato di Dicomano comprò da Francesco del Francini detto Francino, una bella forma di formaggio pecorino, Francino allevava le pecore all’aperto, allo stato brado e oltre alla lana che ricavava dalla tosatura, con il prezioso e ottimo latte che mungeva tutte le mattine, faceva un delizioso formaggio.

Sor Gino portò il formaggio a casa e pensò di farlo stagionare in cantina, lo avvolse in un panno di lino e lo depose su una delle mensole di legno nella parete più asciutta.

Prima di allontanarsi chiuse la porta della cantina con tre mandate di chiave alla vecchia serratura e mise anche il lucchetto al grosso chiavistello. Il profumo del formaggio aveva già invaso tutta l’aria dell’ ambiente, pensò alla bontà del formaggio dopo la stagionatura che di solito avviene dopo qualche mese.

Il profumo non tardò ad arrivare ai nasetti rosa di una famigliola di topolini che vivevano di tana in tana, da una casa all’ altra nel rione della Stazione, in cerca di cibo.

Il nonno si chiamava Elì, era nato a George un paesino nella regione di Western Cape nello Stato del Sud Africa, emigrato in Italia nascondendosi nel fondo di una valigia di un vacanziere Dicomanese chiamato Gegè. La nonna Tea era nata a Dicomano in uno scantinato nel rione del Forese. Il babbo Olin era l’unico topolino rimasto in vita di cinque fratellini mangiati da Nebbia, un gatto sornione e pericoloso che si chiamava così perchè appariva sempre all’improvviso.

I quattro topolini purtroppo sì erano allontanati dalla tana senza avvertire i genitori e così si erano imbattuti in Nebbia. Amir era una vera Signora Topolina, veniva da una famiglia storica dicomanese e aveva conosciuto Olin a una festa del formaggio nel rione della stazione.

Dall’Unione dei due topolini Olin e Amir erano nati 2 maschietti e una femminuccia, Tip il primogenito, era un topolino vispo e astuto come una volpe, Top rispecchiava perfettamente lo standard del topolino internazionale, naso e zampine rosa, coda lunghissima e orecchie a padiglione gigantesche.

Tap la femminuccia ultima nata, era bellissima, aveva i lineamenti da Miss Topolitalia, ed era pronta per il famoso concorso. Organizziamoci disse il babbo Olin , sta arrivando la notte, è il momento giusto per entrare in azione, andremo tutti insieme a vedere se troviamo una fessura nelle pareti della grande cantina...mi raccomando disse...Passi felpati , i gatti sono sempre in agguato.

La cantina era adiacente al garage dove in quel periodo stavano alloggiando in una giocosa e spaziosa tana.

Con le dovute attenzioni e soprattutto con il massimo silenzio cominciarono a perlustrare se ci fosse stata qualche fessura nel muro per poter entrare in cantina.

Il profumo di formaggio era inebriante, tutta la famiglia dei topini aveva l’acquolina in bocca. Ognuno prese in consegna una parte di muro e cominciò a cercare una fessura, uno spiraglio che potesse permettere di entrare. Tip trovò per primo una fessura, richiamò l’attenzione del babbo Olin che corse a vedere, purtroppo constatarono insieme che la fessura era troppo piccola per entrare tutti, i più in famiglia erano robusti, inoltre la fessura era in cima alla parete, vicina al solaio, nonno Elì e la nonna Tea ormai anzianotti avrebbero trovato difficoltà ad arrampicarsi così in alto.

Quelle mura erano vecchie, ma erano ancora belle salde, non passava uno spillo nemmeno tra la porta e le mazzette del muro che erano di pietra serena.

Con un cenno di richiamo del babbo Olin, si radunarono tutti davanti alla vecchia porta, l’unica soluzione era rosicchiarla in basso, in un angolo comodo per entrare. Cominciò a rosicchiare per primo Top che aveva la dentatura più bella, continuò Tip, poi Tap e a turno tutti cominciarono a rosicchiare la porta.

Era una porta vecchia ma grossa di spessore, saranno stati 5 centimetri di legno massiccio di quercia, dura come il sasso colombino. Tutta la notte a rosicchiare, era quasi l’alba quando il nonno Elì ebbe la soddisfazione di entrare per primo nella cantina, in una frazione di secondo tutti erano dentro, un’altra frazione di secondo e tutti e 7 erano intorno al formaggio, a tavola apparecchiata, c’era anche la tovaglia di lino che era servita a mantenere il formaggio in perfetta forma. In un batter d’occhio la forma di formaggio fu finita, non rimase nemmeno una briciola, il tempo di leccarsi i baffi e via di corsa nella tana in garage. Passò qualche giorno e Sor Gino tornò in cantina per vedere lo stato della sua forma di formaggio.

Arrivato davanti alla porta vide il buco in basso a destra e subito capì che c’era stata un’intrusione nella cantina da parte di topi.

Aprì la porta e non mancò la sorpresa, la bella forma di formaggio, un chilo ardito, pensate... non c’era più. Era evidente che l’ avevano mangiata i topi che erano entrati dal buco in basso nella porta. Irretito, corse in casa, chiamò al telefono il falegname e lo incaricò di riparare immediatamente la porta, tornò dal Francino, ricomprò un’altra forma di formaggio e questa volta pensò bene di metterla a guardia di un gattone di nome Reddone, si chiamava così perché era più rosso di una carota, lo comprò alla Fiera di Maggio a Dicomano da un Signore che veniva dalla Romagna.

Il commerciante aveva assicurato Sor Gino che non c’era topo che ce l’avrebbe fatta con Reddone. Sor Gino riportò la forma di formaggio in cantina e mise Reddone a guardia fuori dalla porta. Qualunque topo si sarebbe arreso in una situazione del genere, ma non la famiglia dell’astuto e saggio nonno Elì.

Il profumo di formaggio aveva invaso nuovamente la tana dei topolini, i nasetti rosa inspiravano a ripetizione ed il ricordo ancora presente nelle papille gustative di tutti i componenti di questa bella famiglia di topolini fece sì che ben presto organizzassero un nuovo piano di attacco al formaggio...Pensarono bene che Reddone prima o poi avrebbe avuto bisogno di dormire e sarebbe stata quella l’occasione proprizia.

Sì organizzarono per stare svegli a turno, di giorno e di notte, in modo che quando Reddone si fosse addormentato non avrebbero perso tempo e sarebbero passati subito all’attacco del formaggio. Passò un giorno, due, tre, sei, dieci e Reddone non si addormentava mai, pensarono che quel gatto fosse un marziano e forse dovevano arrendersi all’evidenza dei fatti ed andare in cerca di cibo da un’altra parte. Un giorno sì un giorno no Sor Gino andava a dare da mangiare e da bere a Reddone e constatava con piacere che il suo formaggio stagionava a meraviglia.

I topolini con tenacia vegliavano sempre a turno, ma Reddone era sempre sveglio, vigile, attento e solerte ad ogni piccolo rumore che si avvertiva nelle vicinanza della cantina. Ma ecco la sorpresa... il trentesimo giorno dall’inizio della guardia, Reddone si addormentò!!! Con un sonno tanto profondo che non si sarebbe svegliato neppure con le cannonate.

Erano le due di notte, a dare la sveglia alla famiglia fu nonna Tat, in tre secondi erano tutti sulle zampe pronti per l’attacco... per accertarsi che Reddone dormisse profondamente davvero, per non avere brutte sorprese, cominciarono a salterellare su una lamiera di ferro che sbatteva su un vecchio incudine in disuso.

La lamiera suonava come una campana, a quel punto furono certi che Reddone non si sarebbe svegliato. Pronti via disse babbo Olin, in un baleno la porta fu rosicchiata ancora una volta, ormai conoscevano la tecnica.

Un altro baleno ed il formaggio, gustato sempre a tavola apparecchiata, era finito.

Belli sazi e soddisfatti, via di corsa nella tana ad aspettare che Reddone si svegliasse. Dormì per un giorno e una notte di fila, povero Reddone si era davvero sfinito a fare la guardia per trenta giorni di fila e conseguentemente era crollato dal sonno.

Si svegliò solo all’arrivo del Sor Gino che incredulo dovette constatare che un’altra forma di formaggio non c’era più, ma sopratutto era dispiaciuto perché non aveva potuto assaggiare neppure una fettina di quel delizioso formaggio pecorino, fatto con le mani da Francino. Chissà se Sor Gino avrà riacquistato un altra forma di formaggio pecorino da Francino per metterla a stagionare nella sua cantina..... Sprint il parlantino non passò più da quelle parti, gli avevano cambiato la gita.